Antonio Bonetti è un avvocato, un professore di religione, phd in cooperazione internazionale presso la cattedra dell’Unesco di Bergamo e da vari anni sta portando avanti un progetto incredibile per gli studenti di quarta superiore in Tanzania, dove lui è approdato quasi per caso tanti anni fa e dove vive per 6 mesi l’anno.

Il progetto, che è partito da Brescia, si è aperto quest’anno a Bergamo e l’anno prossimo si estenderà anche alle scuole superiori di Milano (quest’anno non c’era posto).

Un progetto scuola- lavoro, partito nel 2006, che porta 10-20 ragazzi (quest’anno molti di più, un centinaio) in Tanzania per realizzare quello che hanno imparato a scuola. Un’idea bomba che sta esplodendo per entusiasmo, per ora in Lombardia, e grazie alla quale i ragazzi tornano felici e “nuovi”.

Come nasce il progetto Tanzania?

È abbastanza semplice, l’idea è stata di dare un sogno agli studenti delle scuole; lavorando con loro e vedendo i loro grandi entusiasmi in questo momento della vita in cui ti senti capace e pronto a fare qualsiasi cosa, ho pensato “facciamo che questo essere capaci e pronti a fare qualsiasi cosa vada in direzione di qualcun altro”.

Ho lanciato questa sfida dicendo loro: “ve la sentite di uscire dai vostri luoghi comuni e di vedere la fuori com’é?”

Sapendo i limiti dei nostri interventi e che ci confrontiamo con delle culture profonde,  con modalità diverse , consapevoli del dettato evangelico che l’altro lo devo ascoltare e se poi posso risponderò alle sue attese, cerchiamo di fare qualcosa di buono.

Ho scoperto che non ci sono più i giovani di una volta…I giovani di oggi sono bellissimi con i loro limiti e le loro debolezze, però se dai loro la possibilità, ho trovato in tutti la capacità di dare qualcosa di bello.

È una cosa universale … vale anche per me, se sono messo in difficoltà, non rendo bene, divento stupido, volgare o egoista ma se qualcuno mi dà l’opportunità di tirare fuori il meglio di me, lo tiro fuori. Quindi abbiamo pensato ad un ambiente con energie positive che diventasse un volano per aumentare questa cosa bella e ho scoperto che i ragazzi sono in gamba e questo mondo diventerà più bello.

Questa esperienza è iniziata nel 2006 con studenti della scuola secondaria, prima con l’istituto  Dandolo di Corzano(Bs), poi con le suore Canossiane, il Tartaglia, l’ Olivieri ,l ’Itis [ndr scuole di Brescia].

Che cos’è il progetto Tanzania?

I ragazzi sono di quarta superiore e si fermano tre settimane, in 10 o 20 a seconda delle annate, si fa un periodo di formazione con l’associazione Tovini, promotrice del progetto, 3 incontri con gli esperti, uno con me e uno con l’ ospedale civile sulle malattie tropicali; poi organizziamo il materiale che acquistiamo sul posto con la sovvenzione della CEI.

Noi non andiamo lì con lo scopo di insegnare o di imparare. C’è un incontro che è personale, in base alla tua sensibilità prendi e porti … Il tutto è calato secondo le competenze degli studenti: se sei dell’agraria facciamo un progetto sull’agricoltura, sei dello psico- pedagogico ti manderò negli asili, sei dell’itis faremo un progetto sull’energia solare… Mi piaceva collegare il mondo scolastico all’esterno, fargli fare ciò che stanno imparando.

Per esempio?

Un esempio di progetto è quello sulla sicurezza alimentare: orti nelle scuole primarie, tre frutteti per l’introduzione della vitamina C (ndr che nei villaggi manca con delle conseguenze sulla salute), l’impianto di irrigazione a goccia.

Invece Le ragazze dello psico pedagogico che studiano antropologia, modelli educativi, fanno un grest, insegnano giochi e imparano quelli locali e imparano altri modi di vedere, di approcciare i materiali la lettura.

Questo ti insegna elasticità mentale.

Abbiamo fatto un progetto su agricoltura e alimentazione: quali malattie si legano all’assenza di un cibo per poi coltivarlo lì.

Poi ci hanno regalato un pannello solare così i ragazzi dell’Itis spiegano come funziona, perché potrebbero nascere delle piccole cooperative col micro credito; già ne sono nate e stanno imparando ad allevare conigli e maiali (siamo su un altopiano, fa un po’ piu’ freddo quindi per gli animali va bene).

Si fanno prima dei corsi di formazione per la popolazione locale e se qualcuno è bravo, si propone di dargli qualche animale, poi quando nascono i piccoli li restituisce e così si moltiplica l’iniziativa. Molto concreto e semplice, però funziona! Diamo loro anche l’assistenza di un veterinario.

Abbiamo fatto anche un lavoro sulla coltivazione del pomodoro lì, studiando la terra capendo quale varietà è più produttiva.

Un progetto interessante con un insegnante di diritto è quello del LAND GRABBING, cioè quando paesi esteri arrivano e acquistano grandi appezzamenti di terreni pagando molto poco e mettendo in difficoltà l’economia locale, anche per colpa di una parte politica molto debole.

Anche per gli studenti del liceo classico ci sono stati progetti, tra cui quello di assistere alle loro lezioni scolastiche e poi proporre un modo nuovo di fare insegnamento, molto interessante (hanno tenuto lezioni di filosofia, letteratura, di tutto).

Come reagiscono gli studenti a questa esperienza?

Alla loro età 3 settimane in Africa hanno un impatto molto forte. È interessante vedere le diverse elasticità mentali. Ad esempio certi ragazzi dell’agricolo sono quadrati, altri del liceo sono attenti a tante sfumature, ma questi che sembravano quadrati li scopri attenti a tante sfumature che non avresti mai pensato, c’è uno scambio di elasticità fra i ragazzi del liceo e dell’agrario molto interessante che porta a cose belle…anche a amori improponibili…

Racconta…

Per esempio fra un ragazzo che riesce a parlare a malapena in italiano, grande come un armadio e una ragazza del liceo, minuta, elegante e raffinata, che peserà si e no 50 kg, bellissimi insieme , lui tenero e attento, lei che lo segue sul trattore!

Un’altro episodio è stato quando un uomo del posto, un contadino di 40 anni, ha visto il ragazzo con il trattore fare un lavoro in mezza giornata che lui avrebbe fatto in 2 settimane di sudore e fatica…si è messo a piangere come un bambino….e fra i due è nata un’amicizia!

Che frutti ci sono stati per i ragazzi?

I primi ragazzi che sono venuti, a distanza di 7/8 anni, hanno modificato tanti modi di vedere e di pensare. Quelli che invece vengono da altre scuole meno pratiche apprezzano il valore della fatica e del lavoro, sudando anche loro per fare un orto… poi sanno relazionarsi e capire un mondo diverso dal loro.

C’era un ragazzo in prima con il diario con lo stemma della lega e c’era anche Jasmine una ragazza colombiana, bellissima; io l’ho messa nel banco in parte a lui e questo ragazzo ha fatto sparire in pochi minuti il suo diario… l’ideologia di fronte al dato naturale crolla!

Com’è l’ impatto con le difficoltà? Noi qui abbiamo tutto, come si trovano a 17 anni?

Si adattano bene, poi c’è un forte spirito di gruppo che fa sì che uno rinforzi l’altro, si incoraggiano.

Dove dormono?

Adesso abbiamo sistemato strutture  decenti con i muri, all’inizio dormivamo su assi ma è una cosa che non pesa, la vedono come un’avventura.

E tu…

Io quando vado in Africa torno a casa.

Questo aspetto del mal d’Africa, romanzato nella letteratura inglese dell’800, è reale, è un ritorno al dato naturale, hai poche distrazioni, cominci a pensare a chi sei.

Lì non c’è niente, prati , alberi, grandi silenzi… è un modo per conoscersi molto forte, mette sale sulle ferite, ti accorgi subito come sei.

Ogni anno passo lì qualche mese, a seconda dei progetti dai 4 ai 6 mesi, a volte vado un mese a natale per organizzare i progetti con la scuola , è un andare a venire.

All’inizio è stato un po’ difficile perché mi ha un po’ disorientato , però ora sono molto tranquillo, amo gli aspetti linguistici, li trovo interessanti, mi piace adattarmi cercare di capire … andare e venire mi richiede ogni volta di abituarmi, ma questa cosa la vivo come una vocazione, ho una visione molto ampia sulle persone, mi piace incontrarle dove le trovo e dove sono e poi stare insieme in modo semplice, mi piace perdermi nelle piccole cose.

Cosa succede quando tornate tu e gli studenti?

Il post tanzania è bello, si crea un legame intenso. Non mi piace la figura del condottiero, mi piace che siano loro i protagonisti, ci ritroviamo da amici, nutro grande rispetto per loro, siamo su un piano paritario.

Adesso sono oltre 200 i ragazzi che ho accompagnato. Qualcuno ha chiesto di fare servizio civile internazionale in Tanzania, tanti tornano  a distanza di anni per ritrovare la bellezza e l’emozione che hanno provato lì.  Sono ragazzi che sanno ragionare in modo diverso, più equilibrato, sanno fare delle scelte, sanno che le cose non sono così come appaiono.

Dicevi che in Africa sono molto individualisti, ognuno pensa per sé ma la tua storia parte da un gruppo, c’è stata una sinergia non eri solo,…

Mi è piaciuto il contesto in cui è nata questa storia, perché l’Africa e la bassa bresciana … sono molto vicini. Io sono uno di città però andando a lavorare nella bassa ho ritrovato nei ragazzi  caratteristiche dei nostri nonni, l’attaccamento alla terra, la consapevolezza che il cibo viene dalla terra e che loro sono capaci di lavorarla, e così sono gli africani. Quindi ho proposto: venite, che con l’agricoltura miglioriamo la vita delle persone!

In questo modo vai a toccare qualcosa di molto forte che hanno nel loro DNA. Là è uguale. Si è creato un movimento molto forte negli studenti, noi sappiamo come funziona l’agricoltura, andiamo a far vedere là quello che sappiamo. Atteggiamento del vero bresciano che si tira su le maniche! Un aneddoto: erano venuti dei muratori bresciani che all’inizio erano molto carichi, facevano tutto loro, poi , mangiando quello che si trova in Africa, hanno cominciato a calare le forze, e gli africani erano più in gamba di loro!!

non si pensa a quanto le nostre energie dipendano dal cibo, in certi villaggi, nel cominciare a dare cibo nutriente e sano, l’altezza media dei bambini è aumentata vertiginosamente.

Sono rimasto stupito che nel proporre questa cosa della collaborazione, di persone brave valide e disponibili ne siano arrivate a centinaia…

Il buono e il bello sono due motori eccezionali, è la sinergia del bene, non saprei neanche come descriverla, io non faccio niente e continuano ad arrivare.

L’aspetto evangelico emerge da solo, io non mi faccio portatore di nulla perché ho grandi limiti, mi imbarazzo a proporre temi molto alti.  Gli agricoltori nell’acqua che scorre, nel grano che cresce, nella terra, vedono l’eucarestia e anche in Africa è così, e questo aspetto comune è bellissimo.

Come si è sviluppato il progetto?

Tutto è iniziato con il Dandolo a Bargnano, poi molte persone hanno chiesto di poter partecipare, e la cosa si è allargata, c’è chi ha aiutato a realizzare la  possibilità di organizzare la trasferta degli studenti . I villaggi dove andiamo sono tanti, è la provincia di Kilolo.

Aumentando i numeri delle persone abbiamo pensato anche ai progetti da realizzare per l’agricoltura, abbiamo pensato a qualche ente più grosso di noi. Così sono andato alla CEI, ho descritto questa realtà e ho chiesto se interessava supportarci, dare risonanza a questa esperienza e ai nostri progetti, lavorare insieme. Alla CEI è interessato, così esistiamo anche grazie al loro supporto, cioè  l’8 x1000.

Abbiamo questo progetto finanziato per 3 anni per migliorare l’alimentazione e creare uno sviluppo equilibrato sul territorio, abbiamo una collaborazione anche con la Focsiv, una federazione cattolica che si occupa di sviluppo, alla quale la Tovini è iscritta. Mi piace tantissimo mantenere questa dimensione scolastica, perché la presenza della scuola rende vivace e pulito il tutto. i ragazzi che sembrano i soggetti più deboli in realtà ti riportano con i piedi per terra, rimane una cosa fresca, un po’ utopica, è un darsi a vicenda.

loro sono concreti, se hai un po’ di umiltà per stare loro vicino e per credere che puoi imparare qualcosa, ti ridanno energia, concretezza e motivazione!

Io poi ho la fortuna di lavorare con loro… è molto bello. Mi diverto come un pazzo.

Un progetto innovativo per la scuola…

Nella riforma scolastica, questo progetto ancora piccolo e appena nato, potrebbe essere l’idea per una nuova dimensione della scuola che non è solo il banco, studiare… ma che si può estendere alla pratica.

Mi rendo conto che nell’idea della scuola convergono mille visioni, a volte vedo scontri su principi ed idee quando poi nella realtà nessuno si è mai calato. Per conto mio la scuola è una cosa bella nonostante le sue grandi difficoltà ( già il fatto di mettere ad interagire un adulto con un adolescente che si trova in un posto dove non vuole stare è problematico). Questo legame fra scuola e fare, fa sì che recuperi molto la dimensione ragazzo-insegnante, serve a lui e serve a te.

trovare il modo non è semplicissimo richiede disponibilità ed elasticità da tutte e due le parti. Per realizzare questo progetto ho dovuto trovare presidi e colleghi che mi hanno supportato, se fosse stata una scuola canonica non avrei potuto fare niente. Non penso sia impossibile fare una buona scuola.

Mi sono scontrato con alcuni insegnanti che brontolavano per l’assenza dei ragazzi che partivano per la Tanzania negli ultimi 10 giorni di scuola di giugno, poi si sono ravveduti vedendo che avevano recuperato bene ed erano più motivati.

Le famiglie degli alunni?

È  un viaggio per i ragazzi e per le famiglie. la famiglia si trova a lasciare il figlio per un’esperienza che sceglie lui, e si accorge di chi ha in casa; è un momento di crescita e vicinanza per tutti e due. Ci sono mamme che per tre settimane non respirano più … però alla fine sono molto contente… anche i ragazzi più duri quando rientrano si accorgono di quel che vuol dire essere accolti ed accuditi.

Con i ragazzi riesco ad avere una relazione di affetto e simpatia molto forte, sono molto fortunato sono circondato da grande affetto. Ho una famiglia di origine notevole, belli e gioiosi, sono nato da un padre e una madre che si amano in maniera clamorosa, sono ancora innamorati. Forse anche grazie a questa palestra sono abituato a cercare quel modo di star bene.

In Africa se vuoi sapere nel villaggio chi sta bene o chi sta male, come vanno le cose devi chiedere ai catechisti, sono un punto di riferimento importante, lavorano bene, si vede tantissimo il valore dell’aspetto cristiano. Nella comunità cristiana, a differenza di quella mussulmana, c’è un tessuto sociale ben diverso , un altro livello , molto più solido, già solo la presenza femminile che viene valorizzata, con tutti i limiti della chiesa, ma dove c’è la presenza cristiana è un altro mondo. Il valore dell’individuo lo trasmette solo il Vangelo.