È giunto alle ore 9, papa Francesco, al Pontificio Istituto Orientale. La sua visita va ad incorniciarsi nelle celebrazioni per il centenario della fondazione dell’Istituto.

La visita di oggi, suggellata poi dalla Messa presieduta da Francesco a Santa Maria Maggiore, conclude un breve ciclo d’incontri che Bergoglio ha iniziato con il Pontificio Istituto lo scorso 9 ottobre, con i membri della plenaria e gli officiali sacerdoti e laici del dicastero e presenti tra l’altro anche all’udienza generale di ieri, 11 ottobre.

L’incontro avvenuto stamattina è stato un momento riservato e privato, di visita al Pontificio Istituto, dove il Papa è stato accolto dal mondo orientale: dai superiori del dicastero, dai patriarchi, dagli arcivescovo maggiori e metropoliti sui iuris, dal padre delegato per le Case in Roma, dal preposito generale della Compagnia di Gesù, dal rettore, dai docenti, dai benefattori e dal personale dell’Istituto.

Un momento riservato nella quale il Santo Padre ha fatto pervenire una lettera al cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Orientale.

Ha scritto Francesco nella lettera: “Nella ricorrenza del 100° anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Orientale, pochi mesi dopo quella pure centenaria dell’istituzione della Congregazione per la Chiesa Orientale, mi è gradito rivolgere un cordiale saluto a Lei, venerato Fratello, e all’intera Comunità Accademica”.

La vicinanza alla Fede orientale, si ebbe grazie a Papa Benedetto XV che, come ha ricordato Francesco, “richiamò a quell’apertura all’Oriente iniziata nel Congresso eucaristico di Gerusalemme del 1893, con l’auspicio di creare un centro di studi, che avrebbe dovuto essere – E affermato anche all’interno dello Statuto fondativo – una idonea sede di studi superiori sulle questioni orientali, destinata a formare anche i sacerdoti Latini che vorranno esercitare il sacro ministero presso gli Orientali”.

Il Santo Padre ha poi ricordato nella lettera l’importanza che altri suoi predecessori, in questi 100 anni – da Papa Pio XI a San Giovanni Paolo II, le numerose encicliche scritte sull’oriente – ebbero nello sviluppo dell’Istituto e dello studio del mondo orientale.

È importante, ha ricordato papa Francesco, che lo studio, non sia fine a se stesso, ma che anzi favorisca e abbia come compito quello di “aiutare questi nostri fratelli e sorelle a rafforzare e consolidare la propria fede davanti alle tremende sfide che si trovano ad affrontare. È chiamato ad essere il luogo propizio per favorire la formazione di uomini e donne, seminaristi, sacerdoti e laici, in grado di rendere ragione della speranza che li anima e li sostiene e capace di collaborare con la missione riconciliatrice di Cristo”.

In conclusione, nella lettera, il Santo Padre si è rivolto alla Compagnia di Gesù, a cui è affidato l’Istituto, affinché essi, “ispirandosi alla pedagogia ignaziana e avvalendosi di un fecondo discernimento comunitario, i membri della comunità, tanto religiosa quanto accademica, sapranno trovare le forme più adatte per iniziare alla disciplina austera della ricerca e alle esigenze della pastorale quanti le Chiese vorranno loro affidare”.