Nel mese di ottobre, dedicato alla Madonna e al Santo Rosario, nelle nostre strade, stiamo assistendo a numerose processioni promosse da quelle confraternite che fondate secoli fa, per espandere sempre più questa bellissima preghiera, che, come è noto, si attribuisce a san Domenico.

Ai domenicani si deve infatti la nascita delle prime confraternite dedicate al Rosario e al culto della Madonna. Anche San Giovanni Paolo II, nella sua lettera sul Rosario, ricordava che San Domenico e i suoi frati inaugurarono questa preghiera contro l’avanzare dell’eresia albigese, che negava la divinità e l’umanità di Cristo, riducendolo ad una semplice creatura angelica. Con il Rosario infatti ripercorriamo, nei vari misteri, la vita e la divinità di Cristo, nostro Redentore, con gli occhi di Sua madre, la Vergine Maria. Nei primi secoli infatti il Rosario era chiamato il “Salterio della Beata Vergine”, perché nella sua semplicità divenne presto la preghiera quotidiana del popolo, riservando la recita del Salterio ancora in lingua latina, ai monaci e ai sacerdoti.

Alla diffusione del Rosario contribuirono in maniera determinante le numerose confraternite che nacquero per aiutare l’ordine domenicano a propagare tra il popolo questa semplice ma preziosa e profonda preghiera. Fu infatti proprio un domenicano, Alano della Roche, che, oltre a dare una regola generale a questa forma di preghiera mariana già praticata, fondò nel contempo le prime Confraternite denominate appunto “del Salterio della Vergine”.

La prima venne fondata nel 1470 a Douai, poi vi fu un fiorire di altre confraternite del Santo Rosario in tutta Europa, dando vita, grazie alla semplicità della preghiera e all’amore per la Vergine, da sempre diffuso nel popolo cristiano, a uno straordinario Movimento di pietà mariana, di cui ancora oggi sono testimonianza le numerose confraternite esistenti.

Dopo la morte di Alano, la sua opera viene portata avanti da un suo confratello domenicano, padre Giacomo Sprenger, che fonda una seconda confraternita mariana del Rosario a Colonia; padre Giacomo modificherà la recita del Rosario di Alano, che prevedeva 150 formule di meditazione, con i quindici Misteri (dolorosi, gaudiosi e gloriosi, a cui San Giovanni Paolo II aggiunse quelli della luce), da enunciare prima di ogni decina di Ave Maria.

All’inizio, dunque, le Confraternite del Rosario furono sempre associate all’Ordine domenicano, ma successivamente si diffusero anche per iniziative di altri fedeli, pur rimanendo sempre tutte legate spiritualmente all’Ordine dei domenicani, con cui condividono i benefici spirituali.

Ma quali sono le caratteristiche di queste confraternite e, in particolare, cosa contraddistingue gli associati? Gli statuti pongono ovviamente come scopo principale la diffusione della preghiera del Rosario e le devozioni mariane a essa legate, mediante l’organizzazione di manifestazioni di culto pubblico, in primo luogo processioni, novene e altre celebrazioni, soprattutto nei mesi mariani − maggio e ottobre − nonché nelle feste principali della Beata Vergine Maria.

Gli associati sono invece tenuti principalmente all’obbligo della Recita del Santo Rosario (quotidiana o in altre modalità), alla preghiera per gli altri associati, a collaborare all’organizzazione delle attività della Confraternita, nonché a testimoniare e diffondere l’Amore per la Madre di Dio. Si legano a questi obblighi numerosi benefici spirituali: oltre a quello della speciale protezione che la Vergine Maria accorda sempre ai suoi figli prediletti, le Confraternite nel corso dei secoli, ottennero numerose indulgenze, plenarie e parziali per i loro associati.

Del resto, tutti coloro che recitano quotidianamente almeno un Mistero al giorno del Santo Rosario, possono testimoniare quanto preziosa sia questa preghiera per progredire nella vita spirituale: un grande papa domenicano, San Pio V, sintetizzava gli effetti della recita del Rosario con questa famosa frase: «I fedeli si trasformano rapidamente in altri uomini, le tenebre dell’eresia si dissipano e la luce della fede cattolica trionfa».

È noto che proprio all’amore sconfinato di San Pio V alla Vergine Maria e alla sua devozione nella recita del Rosario, si attribuisce la vittoria della battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571), che venne così trasformata nella “Festa del Santissimo Rosario”.

Il legame delle confraternite dedicate al Rosario con l’ordine domenicano si manifesta come accennato nella comunione dei “beni spirituali”: li unisce la spiritualità mariana e la preghiera reciproca tra i membri delle confraternite e i consacrati dell’Ordine dei Predicatori (frati e suore). Per questo legame, tutti gli appartenenti all’ordine domenicano diventano automaticamente partecipi dei benefici delle Confraternite, pur non essendo formalmente a loro associati. Questi benefici spirituali si trasmettono anche dopo la morte: le preghiere e le Messe offerte dalle Confraternite, sono in suffragio di tutti coloro che sono stati associati nel corso dei secoli alle Confraternite del Rosario.

La nostra fede potrà ricevere un aiuto partecipando a qualcuna delle processioni organizzate dalle confraternite del Rosario in questo mese di ottobre in onore di Maria: sarà un’occasione per coloro che conoscono solo superficialmente questa preziosa preghiera e forse la ritengono troppo semplice e ripetitiva. Potremo così scoprire quanto sia vero quello che Carlo Carretto scriveva del Rosario nel suo libro dedicato a Maria: «A tutta prima, una preghiera di questo genere può apparire come immatura, formale, non intelligente ed invece per chi capisce è esattamente il contrario: preghiera matura, spontanea e dotata della più alta intelligenza che è l’intelligenza del cuore. Se la sposa dice allo sposo: «Ti amo», non è una brutta cosa. E se glielo dice cinquanta volte di seguito non credo che lo sposo s’offenda e consideri la sposa stupida perché ripete le stesse cose».