Un momento importante, oggi pomeriggio, all’interno dell’aula sinodale in Vaticano. Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti all’Incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in occasione del XXV anniversario della firma della Costituzione Apostolica Fidei Depositum da parte di san Giovanni Paolo II, testo che accompagnava l’uscita del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Alla presenza di monsignor Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione, papa Francesco ha esortato a “custodire e “proseguire”: questo è infatti, ciò che “compete alla Chiesa per sua stessa natura, perché la verità impressa nell’annuncio del Vangelo da parte di Gesù possa raggiungere la sua pienezza fino alla fine dei secoli”.

Evangelizzare sempre, “con la gioia che proviene dalla speranza cristiana, e muniti della medicina della misericordia – solo così – ci avviciniamo pertanto agli uomini e alle donne del nostro tempo per permettere che scoprano l’inesauribile ricchezza racchiusa nella persona di Gesù Cristo”.

Per questo è nato il Catechismo della Chiesa Cattolica. “Giovanni Paolo II sosteneva che esso deve tener conto delle esplicitazioni della dottrina che nel corso dei tempi lo Spirito Santo ha suggerito alla Chiesa”. Dunque, “è necessario inoltre che aiuti a illuminare con la luce della fede le situazioni nuove e i problemi che nel passato non erano ancora emersi”.

Il Catechismo, perciò, “costituisce uno strumento importante non solo perché presenta ai credenti l’insegnamento di sempre in modo da crescere nella comprensione della fede, ma anche e soprattutto perché intende avvicinare i nostri contemporanei, con le loro nuove e diverse problematiche, alla Chiesa, impegnata a presentare la fede come la risposta significativa per l’esistenza umana in questo particolare momento storico”, diventando quindi un ausilio importante per la nuova evangelizzazione.

Ma il Catechismo deve tenere presente dei mutamenti costanti, sia all’interno della Chiesa che della società. Il Santo Padre ha fatto l’esempio della pena di morte: “In questo orizzonte di pensiero mi piace fare riferimento a un tema che dovrebbe trovare nel Catechismo della Chiesa Cattolica uno spazio più adeguato e coerente con queste finalità espresse. Penso, infatti, alla pena di morte”.

“Questa problematica − ha ricordato − non può essere ridotta a un mero ricordo di insegnamento storico. Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in se stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore e di cui Dio solo in ultima analisi è vero giudice e garante”, un concetto, oggi purtroppo, troppo spesso dimenticato.

Nella conclusione del suo discorso, il Pontefice ha esortato a non restare fermi perché “la Tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al deposito della fede come qualcosa di statico. La Parola di Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! No. La Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare”.

Dobbiamo dunque ricordare che, “questa legge del progresso secondo la felice formula di san Vincenzo da Lérins: annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate, appartiene alla peculiare condizione della verità rivelata nel suo essere trasmessa dalla Chiesa, e non significa affatto un cambiamento di dottrina”.

Dobbiamo ascoltare la ‘voce dello Spirito Santo’: “Questa voce siamo chiamati a fare nostra con un atteggiamento di religioso ascolto, per permettere alla nostra esistenza ecclesiale di progredire con lo stesso entusiasmo degli inizi, verso i nuovi orizzonti che il Signore intende farci raggiungere”.