“Parroco di Santa Maria del Buon Consiglio nella zona Quadraro di Roma durante l’occupazione tedesca, con eroico coraggio e incurante dei gravissimi rischi personali, aiutò la lotta clandestina e, con generoso slancio pastorale, sostenne coloro che cercavano scampo dalle violenze e dalle crudeltà delle forze occupanti.

In particolare, durante il feroce rastrellamento di centinaia di uomini del quartiere effettuato dalle truppe naziste, dopo essersi offerto al nemico come ostaggio al posto dei suoi parrocchiani, con la propria encomiabile e instancabile opera, riuscì a far liberare ostaggi e a fornire sostegno e conforto ai perseguitati e alle famiglie dei deportati, consentendo anche di ricostruire l’identità dei deportati e di preservare la memoria delle persone coinvolte.

Fulgido esempio di incondizionato amore per il prossimo, di condivisione delle altrui sofferenze e di straordinarie virtù civili”.

Queste le motivazioni per il conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria di don Gioacchino Rey.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato stamane nel corso della consegna dell’onorificenza al Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma Mons. Angelo De Donatis.

La figura di Don Gioacchino Rey, è quella di eroe sconosciuto ai più, di grandissimo spessore umano e religioso.

Tutta la vita spesa per curare, assistere, consolare, aiutare gli altri. Già nel corso della prima guerra mondiale in qualità di cappellano militare offrì il suo servizio appassionato ai poveri militi che soffrivano e perdevano la vita nelle trincee.

Per questa sua opera Pio XII lo riconobbe come il “Parroco delle Trincee”. In quell’occasione gli fu conferita una Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

E quando dopo l’8 settembre del 1943 l’Italia venne occupata dai nazisti, Don Gioacchino che era parroco di Santa Maria del Buon Consiglio nella zona Quadraro di Roma, accolse, curò, consolò, aiutò, nascose, tutte le vittime della guerra. I poveri, le famiglie dei deportati, le donne rimaste sole con i bambini, gli antifascisti, gli ebrei, gli anziani.

Per questo don Gioacchino era conosciuto anche come “partigiano di Dio”.

Ha raccontato Vincenzo Grienti in un articolo pubblicato da “Avvenire” (https://www.avvenire.it/agora/pagine/don-rey-un-altro-parroco-eroe-di-roma-citta-aperta) che quando i nazisti arrivarono al Quadraro per rastrellare centinaia di uomini Don Gioacchino “si offrì ai nazisti come ostaggio al posto dei suoi parrocchiani, fece per giorni da spola tra le famiglie del quartiere razziato e gli studi cinematografici di Cinecittà, dove erano stati temporaneamente raccolti i rastrellati, per portare loro informazioni e messaggi da parte dei parenti, nonché sostegno e conforto venendo per questo più volte picchiato dai tedeschi”.

Ha raccontato lo storico Pierluigi Amen che sulla base dei documenti ora disponibili, sta ricostruendo per conto dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari (http://www.anrp.it) don Gioacchino riuscì a far liberare il medico condotto e il farmacista, utili per far fronte alle esigenze di cura degli abitanti della zona.

Nel corso di un incontro promosso dall’ANR che si è svolto nel 2016, Laura Coccia, parlamentare romana del Partito Democratico ha raccontato che “la cattura e deportazione degli uomini del quartiere mise in difficoltà estrema anche le famiglie, le cui donne e madri si trovarono nella condizione di non poter più contare sul supporto fondamentale di padri e mariti. Grazie a loro, alle donne del Quadraro (supportate dall’aiuto fondamentale di don Rey) il quartiere ha saputo reagire e sopravvivere a quei drammatici giorni”.

Don Gioacchino uno di quegli eroi che hanno salvato l’umanità di fronte alla barbarie. Grandioso il gesto del Presidente della Repubblica che ha voluto premiare e ricordare la vicenda esemplare di un sacerdote che ha svolto la sua missione di testimonianza cristiana fino in fondo. Una storia che dovrebbe essere raccontata nella aule scolastiche come esempio per le nuove generazioni.

Alla consegna dell’onorificenza erano presenti la pronipote di Don Gioacchino Rey, Sandra De Filippis, l’on. Laura Coccia, la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, il Sindaco e il Presidente del Consiglio Comunale di Lenola (LT), Andrea Antogiovanni e Marco Mastrobattista, e una delegazione dell’ANRP – Associazione Nazionale Reduci della Prigionia, guidata dal Cavaliere di Gran Croce Michele Montagano.

servizio a cura di Antonio Gaspari