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Maria Gargani: maestra di anime e figlia spirituale di Padre Pio

Maria Gargani nacque il 23 dicembre 1892 a Morra De Sanctis (Avellino), ultima di 8 figli, frutto del matrimonio fecondo dei suoi genitori, una famiglia molto conosciuta nel loro paese. 

L’agiatezza della sua condizione le permise di ricevere dal padre e dalle sorelle maestre la formazione scolastica nella sua casa. Anche la fede le fu trasmessa dal padre, pregando insieme a lei ed insegnandole il catechismo di san Pio X, che utilizzava la novità comunicativa delle domande e risposte.

All’età di 21 anni completò il suo percorso di studi ad Avellino ottenendo il diploma magistrale. Nello stesso anno vinse il concorso per l’insegnamento, iniziando a svolgere la professione di maestra a San Marco la Catola (Foggia), dove rimase per 15 anni. Passò altri 17 anni insegnando in una scuola presso Volturara Appula, sempre in provincia di Foggia.

A San Marco la Catola, Maria non si limitò all’insegnamento, ma aderì al gruppo “Mistica Betania” consacrando la sua vita al Signore con il desiderio di iniziare un cammino spirituale di amore a Dio e al prossimo. 

La loro guida spirituale era padre Agostino da San Marco in Lamis, conosciuto per essere il direttore spirituale di padre Pio da Pietrelcina. Tramite padre Agostino, Maria Gargani ebbe modo di conoscere padre Pio, il quale le indirizzò ben 67 lettere.

Il cammino di Maria passò per un momento di riflessione e discernimento a causa delle varie indicazioni che essa riceveva riguardo la sua scelta vocazionale. Padre Agostino la invitava a far parte dell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore, padre Benedetto (il frate cappuccino con il quale maggiormente collaborava) la indirizzava ad aderire all’Istituto delle Brigidine, ed anche padre Pio era inizialmente della stessa idea di padre Benedetto.

In attesa della scelta definitiva, Maria Gargani entrò nell’Azione Cattolica e nel Terz’Ordine Francescano, dando un importante contributo all’Opera del Sacro Cuore per le vocazioni del seminario di Lucera, il cui Vescovo la invitò a proseguire questo apostolato anche in altre diocesi.

Ella comprese la necessità che aveva la Chiesa in quel momento, manifestando a padre Pio il desiderio di fondare un nuovo ordine religioso di suore, con l’intento di dare sostegno ai fedeli laddove non era presente un sacerdote o laddove il parroco non riusciva a compiere la sua missione di pastore di anime. Padre Pio riconobbe quel desiderio corrispondente alla volontà di Dio e la incoraggiò a proseguire chiedendo l’approvazione del Vescovo.

Nel 1934 Maria ricevette l’autorizzazione da parte del Vescovo di Lucera e il 21 aprile 1936 diede inizio alla Congregazione delle Apostole del Sacro Cuore dedicandosi al servizio parrocchiale, alla catechesi giovanile, alla diffusione della stampa cattolica, all’insegnamento presso le scuole materne e all’insegnamento di una professione alle ragazze. 

Nel 1945 Maria, che nella professione religiosa aveva preso il nome di Maria Crocifissa del Divino Amore, chiese il consenso al Vescovo di Lucera e all’Arcivescovo di Napoli di trasferire la sede della Congregazione da Volturara Appula a Napoli, per poter accrescere ed accompagnare maggiormente le vocazioni. 

La Pia Società delle Apostole del Sacro Cuore fu eretta a Napoli nel 1946 come Congregazione religiosa di diritto diocesano, e fu approvata dalla Santa Sede il 12 marzo 1963. Seguirono altre fondazioni in Lazio, Molise, Campania, Puglia, Sicilia e Burkina Faso. 

Tutta questa operosità era accompagnata da un’assidua attività di preghiera. Madre Maria Crocifissa Gargani amava meditare nella contemplazione del Sacro Cuore di Gesù, implorando la grazia della misericordia di Dio per ogni anima abbandonata, povera ed emarginata.

Maria Gargani morì a Napoli il 23 maggio 1973 all’età di 81 anni. È stata beatificata il 2 giugno scorso con una celebrazione nel Duomo di Napoli presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Quale segno luminoso lascia la vita di questa beata della carità? 

Le crisi delle vocazioni, l’accorpamento delle diocesi, le chiese sempre più frequentate da anziani, il calo delle nascite, sono tutti fattori che interrogano l’azione pastorale richiedendo un rinnovamento missionario. Andare incontro ai bisogni dell’altro è la testimonianza della propria fede, è l’incarnazione della nostra speranza, è l’esercizio della vera carità. Senza l’amore per l’altro, non riusciamo nemmeno ad avere amore verso noi stessi. 

Vedere l’altro come fratello o sorella in quanto figli di un unico Padre, considerare il prossimo parte di noi stessi, riconoscere in chi incontriamo un segno della provvidenza di Dio: questa è la via per giungere a comprendere il senso della vita e la speranza della nostra meta finale dopo la morte. 

Vivere per l’altro aiuta a rafforzare la speranza della vita eterna, sigillata dentro ogni cuore, ma spesso offuscata dall’egoismo, dallo spirito mondano, che ci spinge ad abbandonare la relazione vitale con Dio, rendendoci infelici.

Aiutare i sacerdoti a compiere la loro missione di maestri e pastori d’anime non è un impegno secondario. I laici hanno un ruolo fondamentale nella Chiesa perché arrivano in ogni ambiente, parlano la stessa lingua di ogni uomo e soprattutto vivono le stesse difficoltà, sofferenze e fatiche di chiunque altro. 

Questa è l’essenza più alta e nobile della parola laicità: vivere la vocazione alla santità ricevuta nel battesimo mettendosi a servizio di Dio che vive nel prossimo sofferente, bisognoso e ferito.

Osvaldo Rinaldi


04 giugno 2018  Indietro

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