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A Varsavia il Museo del Soccorso ai Bambini Ebrei intitolato a Madre Matylda Getter (1a parte)

L’8 agosto sarà benedetta la pietra angolare del nuovo Museo consacrato a tutti coloro che portarono soccorso ai bambini ebrei nella Polonia occupata dai tedeschi. Non a caso tale Museo sarà intitolato a madre Matylda Getter, eroica superiora provinciale della Congregazione delle Francescane della Famiglia di Maria, che in quei tempi bui dell’occupazione, con l’aiuto delle consorelle e di tante altre persone, riuscì a salvare centinaia di bambini ebrei. 

Il Museo sarà organizzato in un edificio di nuova costruzione sopra le cantine del vecchio convento delle Francescane in via Hoza 53, a Varsavia, dove si trovava la casa provinciale della Congregazione che spesso serviva da primo nascondiglio dei bambini ebrei fuoriusciti dal ghetto. 

La data della cerimonia non è casuale: esattamente 50 anni fa, l’8 agosto 1968, moriva madre Getter, una degli oltre 6700 polacchi riconosciuti ufficialmente “Giusti tra le Nazioni”. 

Per raccordare questi fatti della storia, spesso dimenticati, abbiamo intervistato la storica e archivista della Congregazione delle Francescane della Famiglia di Maria, suor Teresa Antonietta Fracek.

Per parlare del soccorso ai bambini ebrei nella Polonia occupata dai tedeschi, bisogna ricordare il contesto storico di queste azioni…

L’aggressione armata della Germania di Hitler alla Polonia (1° settembre 1939), che segnò l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, era finalizzata allo sterminio della nazione polacca per colonizzare le sue terre e annetterle al Terzo Reich. 

La Germania ha implementato gradualmente questi piani distruggendo l’élite intellettuale della nazione, appropriandosi delle risorse materiali, agricole e industriali polacche, sfruttando la Polonia come fonte di materie prime e manodopera a basso costo. Durante l’occupazione tedesca la gente veniva spostata forzatamente, arrestata durante le retate ed uccisa. Successivamente, cominciò un vero e proprio sterminio della popolazione polacca ed ebraica.

La Polonia, durante i secoli, è stata uno dei Paesi più accoglienti per gli ebrei. Lo conferma il fatto che, prima della Seconda Guerra Mondiale, gli ebrei erano circa 3,5 milioni: il 10% della popolazione polacca. Quale era la sorte degli ebrei nella Polonia occupata dai tedeschi?

La popolazione ebraica della Polonia fu colpita da numerosi atti di discriminazione: rimozione dal lavoro, divieto di frequentare scuole e università, obbligo di portare sui vestiti una stella gialla, costrizione al lavoro forzato, creazione di distretti isolati (ghetti) che facilitarono lo sterminio per fame, saccheggio delle proprietà ebraiche. Nel 1941 i tedeschi decisero di eliminare gli ebrei e l’anno successivo svilupparono il “piano generale di sterminio” di 11 milioni di ebrei in Europa. Nelle aree occupate della Polonia furono creati dai tedeschi campi di sterminio per gli ebrei, tra cui il famigerato lager di Auschwitz.

Quale fu la reazione dei polacchi allo sterminio degli ebrei?

La tragedia degli ebrei suscitò una grandissima impressione, suscitando non solo la simpatia dei polacchi, ma anche una vera campagna di aiuto, condotta dalle organizzazioni e associazioni clandestine, tra cui il Consiglio per gli aiuti agli ebrei detto “Zegota” (1942), e dalle popolazioni delle città e dei villaggi. 

Va ricordato e sottolineato che gli occupanti introdussero in Polonia una legge che puniva con la pena di morte qualsiasi aiuto dato agli ebrei. Ma anche se rischiavano la propria vita, i polacchi salvarono tantissimi ebrei. Indipendentemente dal fatto se agissero per principi morali o religiosi, per puro altruismo o, alcuni, per motivi economici, il rischio per tale aiuto fu sempre lo stesso: la morte.

Anche la Chiesa polacca aiutava gli ebrei. In che modo?

La Chiesa aiutava, ma non tanto attraverso appelli pubblici e condanne verbali della persecuzione e, successivamente, dello sterminio, ma organizzando aiuti materiali, nascondendo gli ebrei nelle case religiose e nei monasteri, incoraggiando ogni forma di aiuto soprattutto attraverso l’esempio personale dei vescovi, dei sacerdoti e delle suore, che realizzavano in quei tempi bui e inumani l’idea dell’amore cristiano per il prossimo.

Perché non si poteva condannare pubblicamente lo sterminio?

Non dimentichiamo che gli occupanti tedeschi erano padroni della vita e della morte di ogni abitante della Polonia occupata e non prendevano in considerazione gli appelli della gerarchia cattolica. Per esempio, il cardinale Metropolita di Cracovia, Adam Sapieha, intervenne in difesa degli ebrei presso Hans Frank, il governatore tedesco della Polonia, ma i suoi interventi ebbero l’effetto opposto (come gli interventi dell’Episcopato dell’Olanda occupata dai tedeschi). Allora il porporato decise di agire in clandestinità organizzando un’azione del clero per aiutare gli ebrei in tutta la regione.

Quale il ruolo delle suore nell’aiuto agli ebrei?

All’azione di salvataggio degli ebrei si unirono le suore polacche. Lo facevano con coraggio, sacrificio ed eroismo. Sono noti gli atti eroici per nascondere bambini ebrei e anche adulti da parte delle Benedettine, suore di Santa Elisabetta, Carmelitane, suore dell’Immacolata, suore della Sacra Famiglia di Nazareth, suore della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, Samaritane, Orsoline ed anche le Francescane della Famiglia di Maria, la mia congregazione.

Wlodzimierz Redzioch


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04 agosto 2018  Indietro

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