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Come cambia l’immigrazione

In occasione della 104esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata lo scorso 14 gennaio 2018, nell’affrontare il tema delle migrazioni, Papa Francesco ha raccomandato alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) quattro azioni: “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”. 

Tra i diversi organismi della CEI impegnati a favore dei migranti, spicca la “Fondazione Migrantes”.

Ne abbiamo parlato con il dott. Simone Varisco, dell’Ufficio Ricerca e Documentazione della Fondazione, il quale ha dichiarato: «Spesso, siamo portati a pensare soltanto ai bisogni materiali dei migranti – cibo, alloggio, salute fisica, lavoro –, aspetti che sono senza dubbio importanti, ma che non soddisfano la persona nella sua integralità. C’è un bisogno di Dio che rischia di rimanere ignorato…». 

La Fondazione Migrantes – ha spiegato Varisco – cura la pastorale delle comunità italiane all’estero con l’invio di cappellani in terra straniera e cura, in modo analogo, la pastorale degli immigrati stranieri in Italia. Oltre a ciò, svolge attività di ricerca, formazione e sensibilizzazione. 

«Fare ricerca – ad esempio attraverso il “Rapporto Immigrazione”, il “Rapporto Italiani nel Mondo” e altre pubblicazioni – non è qualcosa di accessorio all’aiuto ai migranti, ma consente di comprendere meglio i loro bisogni e le risorse di cui sono portatori».

Lei è coordinatore del “Rapporto Immigrazione” e autore di diversi libri sullo stesso tema, tra i quali i cinque volumi “Impronte e scie: 50 anni di Migrantes e migranti”. Ripercorrendo la storia dell’emigrazione degli italiani all’estero e, soprattutto, quella dell’immigrazione straniera in Italia, quali cambiamenti si sono determinati per la Fondazione Migrantes?

«Si è determinato innanzitutto un importante cambiamento di prospettiva. L’emigrazione italiana diretta verso l’estero, fino a quarant’anni fa, rappresentava la dinamica principale, quasi unica, della mobilità in Italia. Oggi questo dinamismo, nell’immaginario comune, è ricoperto dall’immigrazione straniera. La Fondazione Migrantes ha dovuto adattarsi ai cambiamenti in atto nei flussi migratori moltiplicando gli interventi nel campo dell’immigrazione, pur senza abbandonare gli altri settori. 

In realtà, infatti, l’emigrazione italiana non si è esaurita: oggi, anzi, è di nuovo in crescita e questo rende ancora di grande attualità le iniziative a favore degli emigranti italiani messe in campo dalla Fondazione. 

Ma l’immigrazione e l’emigrazione non sono gli unici ambiti di competenza pastorale della Fondazione Migrantes. Bisogna considerare, infatti, anche le importanti realtà dei rom, dei sinti, dei circensi e di tutto lo spettacolo viaggiante. Senza dimenticare l’apostolato del mare e dell’aria che, fino a pochi anni fa, erano anch’essi di competenza della nostra Fondazione».

Può indicarci alcuni esempi concreti di intervento?

«Per le comunità italiane all’estero, la Fondazione Migrantes cura l’invio di sacerdoti che possano accompagnarle dal punto di vista pastorale, tenendo conto della loro cultura, della loro lingua e del loro modo di vivere la fede cattolica. 

Qualcosa di simile viene fatto anche per le comunità straniere residenti in Italia. Di grande rilievo sono anche le attività relative al ritorno in patria dei malati terminali o delle salme di immigrati stranieri. C’è poi tutto il settore della ricerca, che ha una sua importante concretezza, non soltanto da un punto di vista accademico e di studio, ma soprattutto in funzione di una migliore comprensione della realtà. Una comprensione indispensabile per attuare gli interventi più adeguati e svolgere una più vasta opera di sensibilizzazione».

Intervista a cura di Daniel Ienciu


13 luglio 2018  Indietro

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