Scateniamo
il Paradiso!


Chi ha ucciso Gesù?

Il periodo quaresimale è un tempo propizio per la preghiera e la riflessione. Anche per porci delle domande, per fermarci – in silenzio – ad ascoltare la voce di Dio. È quello che faremo. Per esempio, chiediamoci: “chi ha ucciso Gesù?”. 

Domanda strana ed inquietante. La comoda, frettolosa e liquidatoria risposta che siamo abituati a sentire: “sono stati gli ebrei”, rischia di non farci cogliere appieno la centralità di questa domanda fondamentale. 

È necessario, perciò, conoscere il contesto culturale, i personaggi, gli avvenimenti e – facendoci aiutare dal Vangelo – il cuore di chi ha visto, conosciuto e “ri-conosciuto” Gesù. Insomma, chi è informato sui fatti. 

Interroghiamo chi lo ha seguito, fin sotto la croce, accogliendo la verità di un Dio fattosi uomo per la salvezza di molti. Può aiutarci la lettura dell’interessante libro scritto da Maria Luisa Eguez, dal titolo “Chi ha ucciso Gesù?” (Edizioni Messaggero Padova, 2018). 

Il testo analizza quanto è necessario per comprendere meglio gli eventi che hanno portato Gesù alla croce. Le accuse, l’arresto, il Sinedrio, le folle, l’ultima cena, il processo, l’atteggiamento dei discepoli, dei seguaci, delle donne e dei “lontani”. Come pure l’atteggiamento del popolo verso un Messia atteso. E quello del Messia (non riconosciuto) verso il suo popolo. 

Le domande che abitano la mente e sollecitano il cuore trovano delle vie di ricerca percorribili. Perché, in fondo, è stato arrestato Gesù? Con quale accusa lo hanno messo a morte? Perché hanno scelto, al suo posto, di liberare Barabba? Perché Giuda lo ha consegnato di notte? Perché proprio Pietro, che lo ha rinnegato versando lacrime sincere, è a capo degli apostoli? 

Questi sono alcuni interrogativi a cui l’autrice offre una chiave di lettura. Ma la domanda ancor più sorprendente è la seguente: possibile che, nonostante tutti i segni compiuti da Gesù, proprio le autorità religiose del tempo non lo abbiano riconosciuto come il Messia tanto atteso? 

Sorge un ragionevole dubbio: è possibile riconoscere, senza una grazia particolare, il Messia in Gesù? Forse perché, anziché liberare il popolo dall’oppressione romana e salire sul trono per governare la terra, Gesù ha predicato la pace e si è immolato sul Golgota? Per questo non lo hanno riconosciuto? Che follia la croce! Non appartiene a una logica umana, ma solo a quella divina. 

Se l’uomo non apre gli occhi del cuore non può comprendere questo mistero di salvezza. In fondo, per tornare alla domanda iniziale che ci siamo posti, la Eguez ci offre questa possibile soluzione: gli uomini non hanno ucciso il figlio di Dio; il figlio di Dio si è fatto uccidere dagli uomini. Uccidendo Dio, gli uomini ucciderebbero se stessi; facendosi uccidere in suo figlio, Dio dà la vita agli uomini. È soltanto una follia d’amore quella che ha portato Gesù sulla croce. 

Cristo è morto per i peccatori e solo chi si riconosce tale accoglie il necessario perdono. Non solo, dalla croce Gesù stesso esclama: “perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc. 23,34). È lì per salvare gli altri, non se stesso. 

La lettura che da duemila anni i cristiani hanno fatto relativamente al popolo ebraico – ricorda l’autrice – ovvero Gesù contro il popolo ebraico e il popolo ebraico contro l’ebreo Gesù, è corretta? Non sarebbe più giusto dire, rileggendo la storia, il popolo ebraico come e con l’ebreo Gesù nella comunione di figliolanza, vocazione e missione, sacrificio ed elezione, sacerdozio e regno? 

Una chiave di lettura, insomma, molto interessante, che ribalta l’accusa di deicidio che per secoli ha coinvolto gli ebrei. In fondo – ricorda la Eguez – gli ebrei non hanno bisogno di chiarire a se stessi la propria identità. I cristiani sì. Lo ricordava Papa San Giovanni XXIII quando diceva: «il Vangelo è sempre lo stesso, cambia solo la nostra comprensione». 

Se non conosciamo tutto quello che Gesù amava, se non sappiamo come viveva, se non capiamo il suo linguaggio, i suoi continui riferimenti alla Torah, all’esegesi rabbinica, non possiamo accostarci realmente alla sua umanità e tantomeno, di conseguenza, alla sua divinità. 

Concludendo, ammettiamo onestamente che, dopo duemila anni, non è scontata la conoscenza del vero Gesù e della sua missione. Il libro della Eguez ha il merito di gettare luce sul nostro centro di conoscenza.  

Domenico De Angelis


21 marzo 2018  Indietro

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