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L’invenzione dei secoli bui

“L’invenzione dei secoli bui”. È questo il titolo di uno dei dieci capitoli che compongono il libro di Rodney Stark “False Testimonianze. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica” (Lindau, 2016). 

A una prima impressione, sembrerebbe scritto da un cattolico con l’intento di difendere la propria religione. Non è così. Infatti l’autore precisa: «non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia». 

Ci si chiede: è mai possibile che secoli di progresso morale, agrario, tecnologico, eccetera, possano essere etichettati come “bui”? Chi ha travisato le cose? A guardar bene, i cosiddetti “secoli bui” sono frutto di una ideologica presa di posizione di alcuni letterati antireligiosi come Voltaire e Gibbon, determinati ad affermare la loro come “Età dei lumi”, in contrapposizione ai secoli precedenti, additati come “bui”. 

Ma come hanno potuto ignorare i progressi in ogni campo, dopo la caduta dell’Impero romano?

A titolo d’esempio, possiamo ricordare alcuni dei progressi in campo tecnologico: lo sfruttamento della forza dell’acqua e del vento (mulini); la rivoluzione agraria attraverso un sistema di rotazione triennale; l’invenzione dell’aratro pesante; l’introduzione del collare per il cavallo, che consentì di sostituire le lente pariglie di buoi con pariglie di cavalli, raddoppiando la velocità di coltivazione; gli incroci selettivi, iniziati nei monasteri, da cui scaturirono varietà più produttive e resistenti… 

E che dire degli occhiali? Quando Colombo partì per il suo primo viaggio, gli occhiali erano conosciuti solo in Europa (inventati verso il 1280). 

Per non parlare del progresso morale in quei secoli. Basti ricordare che tutte le società del mondo classico erano schiaviste. In questa situazione di schiavismo universale, una sola civiltà respinse la schiavitù di esseri umani: il cristianesimo. 

Infatti la prima volta che la schiavitù fu eliminata non fu durante l’Illuminismo o il Rinascimento, fu durante il Medioevo. E avvenne per opera di intelligenti leader della Chiesa che cominciarono ad estendere i sacramenti anche agli schiavi per poi chiederne la liberazione come atto infinitamente lodevole. Fu così che, ben presto, nessuno mise più in dubbio che la schiavitù fosse di per sé contro la legge divina. 

L’abolizione della schiavitù fu il più eclatante esempio di progresso morale durante i cosiddetti “secoli bui”. Nacquero, allora, le prime università, si ricordi Bologna e Parigi. Ecco perché le enciclopedie serie rifiutano, ormai, di indicare quel periodo come “secoli bui”. Ed ecco perché il medievalista Warren Hollister ha affermato: «A mio parere, chiunque creda che l’epoca che vide la costruzione della cattedrale di Chartres e l’invenzione del parlamento e dell’università sia stata “buia” non può che essere mentalmente ritardato o, nella migliore delle ipotesi, profondamente ignorante». Oppure si tratta di opposizione ideologica alla Chiesa portata avanti, in particolare, da anticattolici. 

Coloro che inventarono i cosiddetti “secoli bui” furono, come già detto, dei letterati. Mentre la sostanziale “rivoluzione illuministica” si basò principalmente sulle scoperte in ambito scientifico. Ora, sebbene i letterati che proclamarono l’Illuminismo ce l’avessero con la religione, le figure centrali dei successi scientifici dell’epoca furono profondamente religiose, e tra di loro c’erano tanto cattolici quanto protestanti. E furono gli stessi autori delle varie scoperte che sottolinearono la continuità con il passato, non la rottura. 

L’altro elemento usato come contrapposizione con il periodo precedente fu il Rinascimento. Una precisazione, però, va fatta. Usare il termine “Rinascimento” è appropriato per indicare un particolare periodo, durante il quale vi fu un rinnovato interesse per lo stile classico, e per distinguere questo periodo dal Gotico e dal Barocco in campo artistico. Ma non è appropriato per indicare lo sviluppo del progresso intellettuale che si ebbe dopo i “secoli bui”.

Semplicemente perché questi ultimi sono frutto di un’invenzione, non della realtà. Prova ne sia che la Chiesa s’incaricò del recupero del sapere classico molto prima del Rinascimento. Anzi, i testi poterono arrivare fino a noi proprio grazie al lavoro di trascrizione dei religiosi. 

Questo è solo uno degli esempi che Stark, sociologo delle religioni, sottolinea nel suo interessante libro. Altri capitoli sfatano alcuni falsi miti che rivolgono alla Chiesa le peggiori accuse: l’antisemitismo, la sparizione dei Vangeli, la persecuzione dei pagani, le crociate combattute per motivi d’interesse, l’inquisizione, le eresie scientifiche… 

Rileggere la storia senza pregiudizi aiuterà certamente ad elaborare un pensiero veritiero sui secoli che ci hanno preceduto. È quello che ha fatto Rodney Stark. L’onestà intellettuale, come si vede, paga sempre. Il tempo così risulta… galantuomo. 

Domenico De Angelis

14 dicembre 2017  Indietro

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