Scateniamo
il Paradiso!


Gesù e i poveri, missione della Chiesa cattolica

“Il nostro posto è là… solidale… per viverci. Non per ideologizzare il popolo dei poveri, neanche per prendere la parola al suo posto e dare voce a chi non ha voce. Ma semplicemente per essere uniti e partecipanti a questa voce che nessuno potrà mai mettere a tacere. Essa è libera di criticare il Potere che, se sa ascoltare, potrà diventare più umano… meno Potere”. 

Lo ha detto Lorenzo Chavelet, Piccolo Fratello di Gesù, intervenendo l’8 maggio a Roma alla presentazione del libro di Paolo Sorbi “Poveri e capitale. La povertà nella politica” (Editrice Morcelliana). 

Fratel Chavelet ha spiegato che per Charles de Foucauld, fondatore del suo Ordine religioso, «Nazaret significa una scelta di Dio con la quale Egli dice qualcosa di sé stesso. Scegliendo per Gesù una vita da carpentiere in un villaggio galileo, lontano dalla capitale ebraica, lontano dal Tempio, Dio si rivela. Non sceglie un’esistenza da sacerdote, da principe, da generale o da uomo importante. Non sceglie un’educazione ai piedi dei maestri famosi di Gerusalemme. Ebbene, tutto questo ha contribuito a fare di Gesù un uomo non considerabile dalla classe dirigente. Dio in Gesù si identifica in questo tipo d’uomo. È il linguaggio di Dio, il Suo modo di parlare, il Suo stile.

Tutti noi non abbiamo scelto i nostri genitori, il luogo di nascita o il contesto familiare. Mentre Dio ha scelto Nazaret per Gesù.

Nei secoli precedenti, un tale sguardo sulla vita di Gesù non era stato sufficientemente sottolineato nell’ambito della fede cristiana. Charles de Foucauld, alla fine dell’Ottocento, lo ha messo in luce.

Afferma un famoso teologo: “Nazaret evocava una maniera troppo sentimentale dove la vita di Gesù veniva trasformata in un idillio piccolo-borghese che inganna perché sminuisce il mistero. Il vero mistero di Nazaret, nel suo contenuto più profondo, è stato scoperto da Charles de Foucauld. La Nuova Alleanza non comincia nel Tempio né sulla Santa Montagna, ma nella piccola casa della Vergine, nella casa dell’operaio, in uno dei luoghi dimenticati della ‘Galilea dei pagani’ da cui nessuno s’aspettava potesse venire qualcosa di buono. Sarà solo da lì che la Chiesa potrà ripartire e guarire. Essa non potrà mai dare una risposta vera alla rivolta del nostro secolo contro la potenza della ricchezza se, nel suo seno, Nazaret non diventerà una realtà vissuta”».

Per spiegare meglio la relazione tra Gesù e i poveri, Fratel Lorenzo ha fatto riferimento al libro “Au cœur des masses” (Nel cuore delle masse), scritto da René Voillaume, uno dei fondatori della sua comunità: «Attraverso questo libro si può facilmente comprendere qual è la prospettiva: Gesù di Nazaret, pienamente Figlio del Padre secondo la fede cristiana, vive nella semplicità dei poveri che, all’epoca, sono gli operai. Questo significa partecipare a una vita da dipendente, situarsi di fronte ai problemi della vita come i compagni di lavoro, lottando per la propria dignità, per una vita umana compiuta, con loro, a partire dai loro mezzi.

In “Au cœur des masses” si può leggere: “Noi rivendichiamo per i Piccoli Fratelli il privilegio di poter adottare le condizioni di vita e di lavoro del salariato, in conformità alle leggi dei diversi Paesi e a quelle dei diversi ambienti di lavoro”. 

Impressiona ancora oggi leggere queste parole – ha sottolineato Fratel Lorenzo – perché, se questo cosiddetto “privilegio” fosse rifiutato, significherebbe che le condizioni di vita e di lavoro del salariato non permettono di vivere una vita che sia umana, pienamente cristiana.

Per esemplificare dove questa libertà ci ha condotti, ecco alcuni fatti: dopo la fine della guerra in Algeria, i Fratelli – francesi ed altri – sono rimasti dove vivevano, nei quartieri popolari delle città, appartenenti veramente alla vita del popolo. Alla fine della guerra in Vietnam, i Fratelli – europei e vietnamiti – sono rimasti là. Durante il golpe di Pinochet, alcuni Fratelli si sono ritrovati nel famigerato stadio di Santiago. Dal 1965 dei Fratelli vivono a Cuba come lavoratori nei campi o in fabbrica. Dal 1968, in fabbrica in Jugoslavia. Dagli anni Settanta in Tanzania. Dal 1981 in Nicaragua. Questi fatti significano non solo dei luoghi geografici, ma una visione del mondo dove si guarda la vita con gli occhi della gente semplice, e si cerca di unirsi ai loro sforzi, con i loro mezzi che sono mezzi poveri, per partecipare alla costruzione di un mondo più giusto e più libero.

E oggi? Il mondo cambia velocemente; ma la scelta di appartenere realmente, socialmente, al mondo dei poveri rimane. Ancora oggi i più giovani dei Fratelli cercano lavori più o meno precari, come per esempio, in Italia, da operaio agricolo con colleghi quasi tutti stranieri. O in cooperative sociali che fanno fatica a vivere nel mondo della concorrenza. Per i più anziani di noi, che sono pensionati dal lavoro, sono soprattutto le condizioni abitative che permettono una reale condivisione di vita.

Queste scelte sono chiare per noi; ma non pretendiamo con questo di risolvere i problemi della gente con la quale viviamo. Il fatto di vivere ancorati in queste realtà, che noi chiamiamo Nazaret, ci aiuta a sentirci liberi, non rinchiusi tra muri antichi e nuovi. Troviamo la nostra strada nell’oggi, senza rifugiarci in un altrove».

Antonio Gaspari


29 maggio 2019  Indietro

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